tonino, russo, camera, partito democratico, pd, sicilia, palermo toninorusso | blogpdnetwork
.
Annunci online

Il diario di Tonino Russo, parlamentare nazionale del PD

14 giugno 2010
Ballottaggi, in Sicilia si conferma vittoria del PD
Palermo, 14 giugno - “I risultati elettorali confermano e consolidano il dato del primo turno nel quale il Pd,  con i suoi candidati, è uscito ampiamente vittorioso”. Lo dice Tonino Russo, parlamentare nazionale del PD, commentando i risultati dei ballottaggi in Sicilia.
“Il risultato di Gela - aggiunge Russo - da’ ragione a chi si è speso per incarnare un progetto di profondo rinnovamento, alternativo alle satrapìe di vecchia memoria e ad Enna vincono il senso di responsabilità e le buone pratiche di riformismo, nonostante qualche isterismo risultato alla fine ininfluente”.
“Più complessivamente - conclude il deputato dei Democratici - nel PD viene premiato il progetto di chi crede che con il PDL di Berlusconi, nelle sue varie articolazioni, non bisogna prendere né caffè, né aperitivi”.

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. ballottaggi sicilia pd enna gela

permalink | inviato da toninorusso il 14/6/2010 alle 18:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

11 giugno 2010
Non fate di Berlinguer una “frite”
“Nella padella l’olio è sparso, piano, liscio, insonoro (appena un po’ di vapore): una specie di materia prima. Gettatevi un pezzo di patata: è come un’esca lanciata ad animali che dormono con un occhio solo, ma che in realtà stanno in agguato: tutti si precipitano, circondano, attaccano rumorosamente; è un banchetto vorace. Il pezzetto di patata è accerchiato: non distrutto, ma indurito, rosolato, caramellato: diventa un oggetto: una patata fritta”.
Mi capita, spesso, di pensare a questa riflessione di Roland Barthes quando sento parlare di Enrico Berlinguer. Perché da 26 anni, da quel lontano 11 giugno 1984, molti si sono precipitati su di lui come come fa l’olio su una patata fritta, trasformandolo in oggetto indurito, rosolato, caramellato.  
Mi riferisco non alle passioni vissute e ai discorsi appassionati della gente comune, quella che amava e rispettava Enrico. Ma ad una certa politica, quella con un occhio solo, che negli anni lo ha citato, lo ha raccontato e lo ha utilizzato spesso come esca per giustificare politiche spesso ingiustificabili.  Con frasi fatte e luoghi comuni.
E così la sua intransigente fragilità, il suo rigore, la sua moralità, la sua pazienza, fatica e tenacia sono diventati il pasto prediletto di classi dirigenti voraci e nel contempo deboli. Soprattutto in Sicilia, Isola affamata di buona politica perché affamata dalla cattiva politica.
Quand’è morto Enrico Berlinguer io avevo 13 anni. Scrisse Paolo Volponi: “E’ caduto sul lavoro come un muratoretto meridionale dall’alto di una impalcatura”. Sì, caduto sul lavoro mentre cercava di costruire e consegnarci un’Italia migliore.
Per quanto fossi ragazzino ricordo quel giorno come fosse oggi. Con mio padre, al termine del lavoro in falegnameria, andammo alla sezione del Pci di chiasso Cavallaro, a Monreale. Mi recavo lì per la prima volta e non nel momento più felice. Ricordo le lacrime dei compagni davanti alla tv che dava le immagini in bianco e nero di una passione collettiva.
E ricordo che fissai lo sguardo su una foto, questa volta a colori. Probabilmente perché immaginai che quel muratoretto caduto dall’impalcatura avesse trovato miracolosamente le braccia aperte di Roberto Benigni ad accoglierlo e a salvarlo. Un lieto fine, come nei film.
Scrisse Benigni: “Caro Enrico, troppo presto, morire a sessantadue anni e come nascere a ventiquattro mesi: uno non ci crede”.
Infatti, Roberto, uno non ci crede. Mia figlia, per esempio, è nata a nove mesi. Proprio l’11 giugno, ma di due anni fa.
A Costanza, quando tra qualche anno mi chiederà di Enrico, le dirò soltanto, facendo attenzione a non trasformarlo in una “frite”, che gli ho voluto bene. 

24 maggio 2010
Per Maroni, Palermo può fare a meno della sicurezza
PALERMO, 24 MAG - Ho presentato un’interrogazione al ministro degli Interni, Roberto Maroni, per sapere quali iniziative intende assumere "per scongiurare la cancellazione delle volanti per il controllo del territorio e del poliziotto di quartiere di competenza dei commissariati e, in secondo luogo, se non intende rivedere l’assegnazione di 16 unità alla Questura di Palermo, che apparirebbe come una ingiusta penalizzazione verso chi ha conseguito notevoli e ripetuti successi sul terreno del contrasto alla criminalità mafiosa".

Ho scritto questa interrogazione dopo la denuncia, nei giorni scorsi, del sindacato di polizia Silp e della Cgil del capoluogo siciliano, rispetto alle decisioni assunte dal Questore di Palermo che, per far fronte ai tagli agli organici, ha deciso di sopprimere otto volanti per il controllo del territorio nella fascia notturna dei commissariati di zona e di cancellare il poliziotto di quartiere sottratto anch’esso ai commissariati.

E’ singolare, per usare un eufemismo, che tutto ciò avvenga in contemporanea all’assegnazione di oltre 1700 agenti, di cui oltre 1200 assegnati in regioni quali il Piemonte, la Lombardia e il Veneto. Doppiamente singolare  è la decisione di assegnare a Varese, città del ministro Maroni, ben 100 agenti su un organico previsto di circa 200 agenti, a Como circa 70, contro le 60 unità che invece verranno assegnate a Palermo.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. palermo polizia pd maroni mafia

permalink | inviato da toninorusso il 24/5/2010 alle 13:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

15 maggio 2010
Centrosinistra siciliano impari dai giovani universitari
Palermo, 14 maggio - Dalle elezioni universitarie dell’Ateneo palermitano, e dal successo del cartello di liste progressiste, arriva un messaggio di speranza e un monito a tutta la classe dirigente del centrosinistra siciliano: quando c’è unità, un progetto chiaro e candidature vere e credibili, si vince.
Tutti noi dobbiamo imparare la lezione che ci danno queste giovani energie siciliane, con grande umiltà e nuovo coraggio. Faccio appello agli eletti, ai non eletti e tutti gli universitari, affinché queste idee, questi valori e questo progetto possano diventare la linfa per imporre un’idea di Sicilia alternativa a quella che purtroppo conosciamo.

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. palermo elezioni università ateneo

permalink | inviato da toninorusso il 15/5/2010 alle 17:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

15 maggio 2010
Cara Gelmini, c'è poco da esultare.
Palermo, 13 maggio - Cara Gelmini, c’è poco da esultare. Sono passati due anni dai pomposi annunci del governo sull’investimento di 1 miliardo di euro per la messa in sicurezza delle scuole e oggi viene certificato che non solo si tratta di un terzo delle promesse, ma che queste risorse sono l’ennesimo scippo al Sud e alla Sicilia”.
Il Piano, oltre a violare numerose prerogative istituzionali di Comuni, Province, Regioni e Parlamento, opera una scelta profondamente ingiusta, bocciata dalla Corte dei Conti. Attinge, infatti, ai Fondi Fas e prevede una ripartizione contraria alla normativa che li regola. Il Mezzogiorno non vedrà l’85% delle risorse attribuite per legge, ma dovrà accontentarsi del  40%. E il Centro-Nord, che avrebbe dovuto riceve il 15% della somma totale, si ritroverà un abbondante 60%.
La Sicilia, anziché ottenere circa 74,4 milioni di euro, ne riceverà poco più di 35,5 milioni,  perdendo così circa 40 milioni di euro”.
La Gelmini, piuttosto che ringraziare le Regioni, dovrebbe avere il buonsenso di scusarsi con quelle che sono state profondamente penalizzate, a cominciare dalla Sicilia.
Il governatore Lombardo, benchè preso da altri problemi più gravi, non può rimanere in silenzio. Avallata e sottoscritta dal segretario generale del Cipe Gianfranco Micciché, la decisione di oggi grida vendetta, con buona pace di ogni ipocrita retorica meridionalista.

15 maggio 2010
In ricordo di Peppino Impastato
Palermo, 9 maggio - Il miglior modo per ricordare e far vivere il sacrificio di Peppino Impastato è quello di convincere migliaia di ragazze e ragazzi siciliani ad impegnarsi per diventare ‘quell’onda pazza’ che spazzi la brutta politica dalla Sicilia.
A fronte dell’altissima sfiducia dei giovani verso i politici e verso le classi dirigenti, ritenuti responsabili dei processi corruttivi nella vita pubblica, occorre, così testimonia la storia di Impastato, una nuova stagione di impegno civile di tutte quelle energie positive che non sono pienamente soddisfatte della società in cui viviamo.
E’ tempo di non stare a guardare dalla finestra e di irrompere nella politica e ‘fare la propria parte, piccola o grande che sia’. Insomma, ‘un’onda pazza’, così come Peppino chiamò la sua trasmissione di denuncia su Radio Aut”.

sfoglia maggio